Lucha y Siesta risponde a Lorenza Fruci delegata della Sindaca

Alla luce delle dichiarazioni della delegata della Sindaca alle politiche di genere Lorenza Fruci espresse tramite stampa in data 30 agosto 2019, riferite alla risposta mediatica alla lettera del 28 agosto in cui Comune, Atac e liquidatrici chiedono sgombero immediato della Casa delle donne Lucha y Siesta, il collettivo risponde:
“Le ultime dichiarazioni espresse dalla delegata della Sindaca alle politiche di genere Lorenza Fruci da una parte ci sconcertano, dall’altra ci confermano un dato già chiaramente emerso e cioè che la delegata alle Politiche di Genere, così come la Sindaca e le assessore di competenza, non ha la minima idea di cosa sia il progetto della casa delle Donne Lucha y Siesta.
Perché non ci è mai stata, non ha mai varcato il cancello di via Lucio Sestio n° 10 così come non lo hanno mai fatto le donne della Giunta che rappresenta. In questi ultimi due anni la Sindaca e le Assessore non ci hanno mai concesso un diritto che dovrebbe essere sacrosanto in ogni trattativa politica, quello di essere accolte e ascoltate, per avviare insieme, attraverso tavoli di discussione e trattativa, delle risoluzioni al problema che possano essere di buon senso. Un silenzio che sa di violenza.
Cosicché le parole della Fruci arrivano prepotenti senza tenere minimamente conto della complessità di Lucha.
Lucha non è “solo” una casa rifugio per donne e bambini, è anche e soprattutto un progetto complesso di costruzione collettiva e condivisa di un mondo senza violenza maschile sulle donne. È un luogo dove i bambini e le bambine giocano liber*dagli stereotipi, dove i ragazzi e le ragazze possono sperimentare e conoscere il significato profondo delle parole uguaglianza, diversità e rispetto. È un luogo di cultura, dibattito, ascolto, accoglienza, confronto, e infine anche ospitalità. E’ un luogo di aggregazione in un territorio martoriato da centri commerciali, una sperimentazione di autogestione e autodeterminazione delle donne lunga 11 anni.
Nel trattare la nostra vicenda la Giunta Raggi si conferma assenteista, impreparata, incapace di gestire situazioni se non con l’ottica dell’emergenza, evidenziando un profondo scollamento tra chi governa la città e chi la vive quotidianamente nelle periferie.
La neo insediata in Campidoglio Fruci spera di trovare soluzioni in 15 giorni a un problema atavico della città di Roma come quello dell’ospitalità e dell’accoglienza?
Proprio lei che, in quanto delegata alle politiche di Genere, dovrebbe sapere quanto le battaglie per i diritti delle donne siano battaglie di lungo corso, che non si risolvono di certo in due settimane. Così come dovrebbe sapere. proprio Lei, quanto la violenza maschile sulle donne sia un elemento sistemico e in quanto tale difficile da sradicare e/o prevenire, quindi come è possibile immaginare di chiudere una Casa delle Donne, per definizione più complessa e articolata di un singolo centro antiviolenza?
Come attiviste di Lucha sappiamo tutto questo molto bene, non a caso il nostro progetto di ospitalità e accoglienza è tarato sulle individualità, sulle necessità e i tempi di ogni singola donna, perché sono più di 11 anni che stiamo “in trincea” cercando di generare una cultura e una società finalmente libera da violenza e stereotipi.
E per questa nostra esperienza rinnoviamo l’invito a salvare la complessità di Lucha in tutta la sua potenza sperimentale e nel contempo a continuare ad aprire centri antiviolenza, case rifugio, case delle donne in ogni Municipio di Roma. Perché lo vogliamo ricordare, non sono solo 15 donne e 7 minori ma migliaia, non si tratta solo di “sistemare” donne e bambini, ma di costruire le condizioni affinché non ce ne siano più, da “sistemare” perché vorrà dire che avremo superato la violenza.
Così come rinnoviamo l’invito, per l’ennesima volta in due anni, anche alla delegata Fruci, di venirci a trovare, di incontrarci ufficialmente, di ascoltare cosa abbiamo da dire, di recepire le nostre proposte, di smetterla di giocare alla “giunta fantasma”.
Noi la democrazia diretta la pratichiamo dal basso, attraverso l’auto organizzazione, l’autogestione e l’autodeterminazione, non siete forse voi la parte politica che ne ha fatto una bandiera oltre che un portale online?

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